Stagione 1966-67 il 13° scudetto

Dopo la débâcle nel mondiale Inglese con l’inopinata sconfitta contro la modestissima Corea del nord, riparte il campionato Italiano.

La Federcalcio decide di bloccare il tesseramento dei giocatori provenienti da Federazioni straniere per agevolare l’inserimento in rosa dei giovani calciatori Italiani.

La Juve non è la favorita per il titolo, le Milanesi dominano in Italia ed Europa, partiamo comunque bene in campionato con tre vittorie consecutive.

Alla guida della squadra c’è un allenatore Paraguaiano, Heriberto Herrera detto HH2 per distinguerlo dal “mago” Helenio, che pone il gioco di squadra al di sopra dei singoli elementi, viene coniato il termine “movimiento” per meglio identificare quello che era il suo credo calcistico.

Con alterne fortune la prima parte di campionato si conclude con la favorita Inter campione d’inverno con un punto di vantaggio sulla Juve, che segna poco ma che ha una difesa di ferro con Bercellino, Castano e Salvadore su tutti.

Nel girone di ritorno i Nerazzurri prendono inesorabilmente il largo, a Roma contro la Lazio l’arbitro non vede un gol di De Paoli, ma non ci arrendiamo, arriviamo alla trentunesima giornata allo scontro diretto a Torino con quattro punti di distacco, un gol di Favalli nel finale riapre le speranze.

Nella penultima giornata l’Inter fatica a pareggiare in casa con la Fiorentina, noi passiamo a Vicenza con gol di Menichelli.

Arriviamo così all’ultima giornata si gioca di Giovedì alle 18.00, perchè i Nerazzurri giunti in finale di coppa dei Campioni da grandi favoriti, si sono fatti battere inopinatamente dal Celtic, in contemporanea, noi a Torino contro la Lazio che si gioca le ultime speranze per non retrocedere, l’Inter a Mantova ove i locali non hanno più nulla da chiedere dal loro ottimo campionato se non una vittoria di prestigio.

Passiamo in vantaggio e poi ci portiamo sul 2-0 con i gol di Bercellino e Zigoni, a Mantova il primo tempo si chiude sullo 0-0, ma ad inizio ripresa accade l’impensabile, un innoquo traversone alto di Di Giacomo, un ex, non viene trattenuto da Sarti, che anzi lo devia praticamente nella propria porta. L’Inter crolla psicologicamente e non riesce a rimontare, a Torino un rigore nei minuti finali della Lazio porta il risultato sul 2-1. Siamo pertanto campioni d’Italia per la 13.ma volta e la festa parte sul campo del Comunale per poi invadere le vie e le piazze di Torino e dell’Italia Bianconera intera.